Dopo gli studi in filosofia svolti fra Bologna e Parigi, dal 2024 Giuseppe Al Majali é dottorando in filosofia contemporanea presso l’ École normale supérieure di Parigi, dove sta preparando una tesi su Claude Lévi-Strauss e sul suo rapporto ambivalente alla modernità. Nell’estate 2024 ha pubblicato una monografia dal titolo Il sogno metafisico di Gilles Deleuze. Al confine fra vita e morte (Mucchi, 2024) risultante dalla sua tesi di laurea magistrale onorata della dignità di pubblicazione. Inoltre, è membro attivo del comitato editoriale della rivista Les temps qui restent, fondata a Parigi nella primavera del 2024.
La viola del pensiero
Qual è la specificità della civiltà occidentale? In cosa essa si distingue dalle civiltà che l’hanno preceduta nel tempo o da quelle distanti nello spazio? Forse nel fatto di aver saputo sviluppare nei secoli una forma di pensiero così metodico e rigoroso da poter essere definito “scientifico”? Probabilmente no. Il pensiero scientifico si distinguerebbe dal “pensiero selvaggio” esclusivamente per la maniera in cui sottomette le proprie operazioni intellettuali a degli obiettivi prefissati, e null’affatto per una presunta esattezza che gli sarebbe esclusiva. Questa è la tesi de Il pensiero selvaggio (1962) di Claude Lévi-Strauss, capolavoro dell’antropologia del ‘900 e manifesto del metodo strutturalista. Entreremo nel merito della questione, analizzando passaggi chiave di questo testo in eco con alcune celebri pagine di Tristi Tropici (1955), monumento letterario di Lévi-Strauss e ritratto pessimista della civiltà occidentale messa alla prova dell’alterità.