Faremo un viaggio, attraverso slides e video, a ritroso nel tempo, fino alla fase finale del Paleolitico, quando i nostri antenati (già Homo sapiens) ben conoscevano il valore delle immagini e della loro rappresentazione. Lo dimostrano antichissime testimonianze di pittura “rupestre”, così chiamata perché realizzata sulle pareti rocciose di alcune grotte, le più antiche vecchie di 30000 anni. Le immagini furono inizialmente molto semplici, come segni, cerchi, spirali o impronte. Proprio le impronte di mani umane sono le più antiche espressioni figurative mai rinvenute al mondo. Fu poi il mondo animale il primo, vero soggetto pittorico naturalistico rappresentato dagli artisti. I cacciatori paleolitici dipinsero sulle pareti rocciose delle caverne bisonti, bovini, cavalli e cervi, leoni, rinoceronti e mammut. Entreremo virtualmente dentro queste grotte e proveremo, come facevano i nostri antenati, a riprodurre le impronte in negativo delle nostre mani utilizzando terre coloranti ottenute dal macinamento di pietre naturali.
Il laboratorio è tenuto dal Prof. Stefano Ricci, antropologo fisico